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Gruppo 55 :: Intervento Diffuso
NETWORK DI VUOTI URBANI

I risultati del nostro lavoro si basano su due cardini di carattere essenzialmente concettuale a cui seguono delle ipotesi progettuali di allestimento di alcuni vuoti urbani siti nell’area di Castello.

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In seguito all’analisi del contesto e alla formulazione delle prime ipotesi, poi sottoposte al vaglio binario delle disgiunzioni, si è pensato di considerare e analizzare i vuoti in modo da creare un network di spazi collaboranti.

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Intervento diffuso/Intervento puntuale
Pieni/Vuoti
Volumetria dell’intervento >0 / Volumetria dell’intervento ≤ 0


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L’individuazione di tali spazi ha suggerito un’ideale riconfigurazione dei percorsi del centro storico tramite l’inserimento di un’infrastruttura – il network – costituita da piccoli episodi architettonici in grado di concorrere alla creazione di un circuito teso al recupero “pedonale” della trama urbana della zona est di Castello, quella maggiormente interessata dal traffico veicolare.

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Da una prima lettura della cartografia emerge che la rete “locale” (LAN) degli spazi di studio risulta essere un sottoinsieme di una rete (MAN) di spazi più ampi costituiti dalle zone panoramiche del Bastione di San Remy e di Santa Croce (a sud e ad ovest), dalla piazza Arsenale (a nord) e dalla via Fossario (a est), a loro volta interfacciati col resto della città (WAN).

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Il passo successivo all’individuazione degli spazi di studio, la cui collaborazione costituisce una caratteristica importante nell’esplicitazione delle loro mutue relazioni, si basa sulla traduzione del concetto di network in un segno architettonico comune.


Il confine:architettura come interfaccia
La scelta di lavorare su una rete di vuoti urbani e quella di non costruire nuova volumetria, ci ha portato a fare delle riflessioni sul concetto di confine inteso come linea d’orizzonte infinitesimale dove due elementi si sfiorano pur conservandosi distinti.
L’architettura è, per sua natura, una forma liminare: la sua essenza delimitante risiede nel fatto che essa innalza pareti che diventano un margine fra territori diversi, fra l’interno e l’esterno, fra il vuoto e il pieno.
Il confine dà significato al suo contenuto, ne chiarisce la sua diversità rispetto a ciò che sta al di fuori; è la frontiera che individua l’altro, il diverso. Il confine è, dunque, elemento discriminante e significante.

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Per Norberg-Schulz la qualità distintiva di ogni luogo artificiale è la chiusura; il carattere e le proprietà spaziali di un luogo sono quindi determinate dalle sue modalità di chiusura. […] Spazio chiuso significa soprattutto un’area distinta e separata dall’ambiente attiguo, mediante l’innalzamento di un confine. Questo confine può presentarsi anche in forma meno rigida e con una linea di demarcazione sottintesa piuttosto che manifesta concretamente. […] Non si potrà mai valutare abbastanza l’importanza culturale della definizione di un’area qualitativamente diversa da quanto la circonda.
Se per Christopher Alexander la forma costituisce la soluzione di un problema la cui formulazione è data dalle condizioni al contorno, nel nostro caso la scelta della forma è orientata verso la superficie, ente che ci ha permesso di esprimere un’architettura non volumetrica che fosse in grado di offrire una nuova percezione degli spazi e delle geometrie dei vuoti.


Il brand: architettura come segno
L’idea di un’architettura come interfaccia fra pieno e vuoto si è concretizzata con l’adozione di ampie superfici lignee ad andamento lineare, che concorrono a rendere manifesta la totalità dello spazio e dei suoi rapporti fisico-geometrici.

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A livello operativo il network urbano si risolve nell’applicazione di un brand architettonico – la superficie lignea – come segno distintivo che da un lato evidenzi la comune identità architettonica degli spazi e permetta di identificarli come facenti parte di uno stesso insieme e, dall’altro, sia adattabile in funzione delle esigenze planimetriche di questi.


Caratterizzazione funzionale degli spazi
Ai fini della caratterizzazione funzionale si è pensato ad un modello che potesse esplicare una molteplice valenza sovrapponendo il concetto di spazio aperto a quello di spazio culturale e sociale.
Fra le possibili destinazioni d’uso del network rientra una serie di attività che consentirebbe la fruizione dinamica del tessuto storico di Castello, realizzando il circuito di cui si è detto. Ci si riferisce, in particolare, alla possibilità di ospitare eventi itineranti quali festival a carattere letterario o musicale, installazioni multimediali, proiezioni e videoarte, esposizioni temporanee e creazione di un sistema di piccole sale museali dislocate in ambito urbano.

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Interpretando il luogo pubblico come luogo di incontro e di scambio, oltre che di formazione culturale, il network potrebbe orientarsi verso una progettazione qualificata in senso sociologico e psicologico. Da qui l’idea di creare spazi capaci di indurre dinamiche favorevoli ad un percorso di socializzazione con l’individuazione di un sistema di piccole piazze assimilabili a patii privati che possano evocare una certa percezione di intimità del luogo.


Piazza Palazzo – Proposta progettuale
Fulcro dell’intervento di riqualificazione dei vuoti urbani di Castello è la Piazza Palazzo, antico cuore politico ed economico della città fortificata, attualmente adibita a parcheggio. Il progetto di recupero si basa sulla costruzione di un parcheggio interrato e la conseguente restituzione al quartiere di un importante spazio aperto in una zona ad elevato interesse storico e architettonico.

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Dal punto di vista compositivo, nel disegno della piazza si riverbera la tripartizione viaria di Castello data dalle vie Canelles, Lamarmora, Genovesi.

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Un’ampia striscia pavimentata in legno percorre la piazza sul lato destro in senso longitudinale, conducendo dalla Cattedrale fino alla Piazza Mercede Mundula in prossimità della quale la striscia si ripiega risalendo la parete, costituendosi come limite concettuale dello spazio e come schermo per un eventuale cinema all’aperto.

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Strutture leggere smontabili in metallo, che presentano in estremità delle strisce di tela, creano una sorta di galleria aperta che può essere adibita a esposizioni, mercatini o a semplice passeggiata coperta.

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Sul lato sinistro, pavimentato in pietra, trovano spazio le sedute rivolte verso il palazzo viceregio, delle zone d’acqua e un sistema di verde alberato “mobile” che consente un diverso allestimento della piazza in funzione delle manifestazioni che potrebbe trovarsi ad ospitare.

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L’intero network è stato pensato in modo da possedere delle caratteristiche di flessibilità e adattabilità, intendendo gli spazi come sistema di luoghi in continua trasformazione e suscettibili, nel tempo, di adattamenti dei programmi di utilizzo e della loro formalizzazione. Le stesse tele, utilizzando il vento come soggetto attivo nella continua variazione percettiva dello spazio, rispondono a questa idea di luogo in continuo mutamento.


Gruppo 55 _ Enrica Bozano, Raffaele Pilia


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Ultimo aggiornamento ( domenica 02 marzo 2008 )
 
 
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